|
ROMA
E LE SUE ACQUE
IL SISTEMA ACQUEDOTTISTICO ROMANO
LO SVILUPPO DELL'APPROVVIGIONAMENTO IDRICO
DI ROMA DAL PRIMO '900 AI GIORNI NOSTRI
Con questo articolo termino la trilogia sulla
storia dell'apprvvigionamento idrco di Roma, osservato prevalentemente
dal punto di vista delle opere di ingegneria realizzate per
il suo conseguimento.
Farò seguire una appendice di descrizione necessaria
per illustrare il dettaglio della distribuzione idrica all'interno
della città.
Come ho detto nel precedente articolo, l'approvvigionamento
idrico di Roma nel periodo successivo alla costituzione dell'unità
d'Italia ( 1870 ) veniva assicurato dalla Società dell'Acqua
Pia Antica Marcia e dal Comune di Roma mediante tre grandi
acquedotti ( il Vergine, il Felice e il Paolo ). Nel 1938
il Comune di Roma passò la gestione di qusti acquedotti
all'AGEA- Azienda Governatoriale Elettricità e Acque-.
Da allora l'attività dell'Azienda si è andata
sempre più sviluppando fino ad arrivare ai giorni nostri
in cui l'ACEA è riconosciuta leader non solo in Italia
nel campo acquedottistico e nel sistema distributivo dell'acqua.
Per la città di Roma, capitale d'Italia, i progetti
di sviluppo urbanistico erano ambiziosi: l'approvvigionamento
idrico della città con acque abbondanti e di ottima
qualità potabile era una delle condizioni essenziali
per raggiungerlo.
Fu allora che venne dato il via alla realizzazione dell'acquedotto
del Peschiera che si rivelò fra i più importanti
d'Europa per portata. Le opere alle sorgenti comprendono circa
1500 metri di galleria,all'interno del monte Nuria, a quota
410 m. s.l.m., in località Vasche, a 7 km da Città
Ducale,sulla via Salaria. Nel corso dei lavori in galleria
venne incontrata una caverna pressochè sferica, di
una ventina di metri di diametro, colma di acqua in pressione;
oggi essa costituisce un interessante laghetto con acqua in
perenne polluzione. Le acque delle gallerie e della polla
centrale confluiscono in un grande collettore in galleria
al termine del quale ha inizio l'acquedotto Peschiera che
adduce acqua a Roma con una portata variabile da 5,.5 a 9
mc./ sec. attraverso un tracciato complessivo di 93 km., di
cui km.78 in galleria, nel tempo di circa 24 ore. Il primo
tratto di acquedotto, quello superiore, tutto in galleria
della sezione di m.2,.85 x 2,70 temina nella centrale idroelettrica
di Salisano. Io ho avuto l'onore e l'onere di fare parte di
una squadra di ispezione aziendale in occasione di verifiche
dello stato della galleria nel 1971: era in ottime condizioni.
Nel nodo idrico di Salisano le acque sono utilizzate nella
centrale in caverna (inaugurata il 9 maggio 1940) per produrre
energia elettrica sfruttando il salto di 240 m. esistente
fra la quota di arrivo di m. 397 e quella della centrale di
m.157. Nella stessa centrale di Salisano confluiscono le acque
dell'acquedotto Capore, utilizzate anch'esse per produrre
energia elettrica su un salto di 80 m. con una portata di
5 mc./sec..Dal nodo di Salisano parte l'acquedotto Peschiera
destro , completato solo nel 1957; ha uno sviluppo di 59 km.,di
cui 52 in galleria a pelo libero,della sezione di m.2.10x2,45.
In alcuni tratti è stato necessario ricorrere a soluzioni
in pressione (circa 120 m. di dislivello ) per superare difficoltà
dovute all'andamento altimetrico del terreno, come nell' attraversamento
della valle del Tevere, fra Volpignano e Torrita Tiberina,
dove è stato realizzato un ponte canale sul Tevere
e una doppia tubazione del diametro di m.1,40 su stilate in
c.a. nella zona di golena. L'acquedotto termina nella vasca
di carico interrata di Ottavia, posta sotto il serbatoio sopraelevato
che si vede sulla via Trionfale,con quota di sfioro di m.
129,70. La fontana di mostra dell'acquedotto Peschiera è
quella di Piazzale degli Eroi.
Come ho sopra detto, al nodo di Salisano arriva anche l'acqua
delle sorgenti Capore. Queste sorgenti emergono con una portata
di circa 5 mc./sec. in un tratto di fondo valle del fiume
Farfa, in Comune di Frasso Sabino; dalla vasca di captazione
le acque vengono avviate a Salisano attraverso una galleria
di m.2,80x2,50,a pelo libero lunga 7 km. Dal manufatto bipartitore
della centrale di Salisano ha inizio l'acquedotto Peschiera
sinistro che si sviluppa su un tracciato di circa 33 km. di
cui 28 in galleria della sezione di m. 3,04x3,04, fino alla
vasca di carico di Colle Lungo. Da qui le acque vengono convogliate
mediante due tubazioni in pressione del diametro di m. 2,20
e della lunghezza di km. 5 al manufatto di smistamento di
Monte Carnale da cui si dipartono due condotte adduttrici
, una verso il centro idrico della Cecchina (via della Bufalotta
) e l'altra verso il centro idrico di Torre Nova che costituiscono
il termine dell'acquedotto. Lungo il percorso di quest'ultima
adduttrice è situata la vasca di riunione e smistamento
di Castell'Arcione in cui le acque del Peschiera sinistro
si mescolano con quelle dell'acquedotto Marcio.
Come si può capire, il territorio della città
è circoscritto, nell' arco nord-est, da più
acquedotti di diversa provenienza , collegati fra loro per
dare la possibilità di interscambio delle acque e la
garanzia di continuità di alimentazione in caso di
calamità naturali o altre evenienze. Si aggiunga, a
questo proposito, la notevole riserva idrica rappresentata
dal lago di Bracciano, le cui acque possono essere collegate
con l'acquedotto del Peschiera destro all'altezza dell'Olgiata
tramite apposito acquedotto.
Termino questa parte di trattazione ricca di dati tecnici
peraltro indispensabili per dare l'idea della grandiosità
delle opere di ingegneria idraulica realizzate e della complessità
del sistema acquedottistico romano, riportando alcuni dati
sulla qualità delle acque addotte oggi a Roma.
Avendo origini in bacini sotterranei molto estesi, profondi
e della stessa origine idrogeologica, le principali acque
addotte a Roma ( Peschiera, Capore e Marcia ) presentano ottime
caratteristiche qualitative naturali tali da non richiedere
alcun trattamento correttivo. Dal punto di vista organolettico
hanno valori ottimali di temperatura ( 11, 12, 10 °C )
e di limpidezza . Hanno peraltro un elevato contenuto di bicarbonati
ed una durezza prevalentemente calcica, rispettivamente di
35,8, 29,5, e 34 °F, fattore questo che provoca le note
incrostazioni nelle lavatrici e negli scaldabagni.
Gli altri apporti di acqua, cioè il Vergine Nuovo e
l'Appio-Alessandrino, avendo origini più superficiali,
presentano temperature più elevate (circa 14°C
) e una minore durezza, tant'è che i vecchi romani
apprezzavano la leggerezza dell'acqua Vergine di Fontana di
Trevi.
Benito Ristori
|